Provincia Sant'Antonio da Padova

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Volontà

Il testamento di San Francesco

(1) Ecco come il Signore mi diede, a me fratello Francesco, la grazia di iniziare a fare penitenza. Quando ero ancora nel peccato, la vista dei lebbrosi mi era insopportabile. (2) Ma il Signore stesso mi condusse in mezzo a loro; li curai con tutto il cuore; (3) e al ritorno, ciò che mi era sembrato così amaro si era trasformato per me in dolcezza per lo spirito e per il corpo. Poi non attesi a lungo e dissi addio al mondo.

(4) E il Signore mi diede una grande fede nelle chiese, fede che esprimevo con una semplice formula di preghiera: (5) Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, in tutte le tue chiese del mondo intero, e ti benediciamo per aver redento il mondo con la tua santa Croce.

(6) Poi il Signore mi ha dato e mi dà ancora, a causa del loro carattere sacerdotale, una fede così grande nei sacerdoti che vivono secondo la regola della santa Chiesa romana che, anche se mi perseguitano, è comunque a loro che voglio rivolgermi. (7) Se avessi tanta saggezza quanto Salomone e mi capitasse di incontrare poveri piccoli sacerdoti che vivono nel peccato, non voglio predicare nelle loro parrocchie se mi negano l'autorizzazione. (8) Voglio rispettare, amare e onorare loro e tutti gli altri come miei signori. (9) Non voglio considerare in loro il peccato, perché è il Figlio di Dio che vedo in loro, e loro sono davvero i miei signori.

(10) Se faccio questo, è perché, dell'altissimo Figlio di Dio, non vedo nulla di sensibile in questo mondo, se non il suo Santissimo Corpo e Sangue, che i sacerdoti ricevono e di cui sono gli unici ministri. (11) Voglio che questo santissimo sacramento sia onorato, venerato e conservato in luoghi preziosamente ornati. (12) E i santissimi nomi del Signore e i manoscritti contenenti le sue parole, ogni volta che li troverò abbandonati dove non dovrebbero essere, voglio raccoglierli e prego che siano raccolti, per collocarli in un luogo più degno. (13) Tutti i teologi e coloro che ci comunicano le santissime parole di Dio, dobbiamo onorarli e venerarli come coloro che ci comunicano lo Spirito e la Vita.

(14) Dopo che il Signore mi ebbe dato dei fratelli, nessuno mi mostrò cosa dovevo fare, ma l'Altissimo stesso mi rivelò che dovevo vivere secondo il santo Vangelo. (15) Allora feci redigere un testo in poche parole molto semplici, e il signor Papa lo approvò. (16) Coloro che venivano da noi per condividere questa vita distribuivano ai poveri tutto ciò che potevano avere; per vestirsi si accontentavano di una sola tunica, foderata con pezzi a loro piacimento all'interno e all'esterno, più una corda e dei calzoni. (17) E non volevamo nulla di più.

(18) Celebravamo l'ufficio: i chierici, come gli altri chierici, i laici recitando il Padre Nostro. E trascorrevamo molto volentieri lunghi momenti nelle chiese. (19) Eravamo persone semplici e ci mettevamo a disposizione di tutti. (20) Io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare; e voglio fermamente che tutti i fratelli si dedichino a un lavoro onesto. (21) Coloro che non sanno lavorare, imparino, non per il desiderio avido di ricevere un salario, ma per dare il buon esempio e per scacciare l'ozio. (22) Quando non ci sarà dato il prezzo del nostro lavoro, ricorreremo alla mensa del Signore, chiedendo il nostro cibo di porta in porta. (23) Per salutare, il Signore mi ha rivelato che dobbiamo dire: «Il Signore vi dia la sua pace!».

(24) I fratelli si guarderanno bene dal ricevere, con qualsiasi pretesto, chiese, capanne o qualsiasi cosa possa essere costruita per loro, a meno che non vi soggiornino solo come ospiti di passaggio, pellegrini e stranieri, in conformità con la santa povertà che abbiamo promesso nella Regola.

(25) In nome dell'obbedienza, proibisco formalmente a tutti i frati, ovunque si trovino, di osare mai sollecitare dalla corte di Roma, né per conto proprio né tramite terzi, alcun privilegio sotto alcun pretesto; per una chiesa o per una residenza, per assicurare una predicazione o per proteggersi da una persecuzione. (26) Se in una regione non vengono accolti, che fuggano in un'altra per fare penitenza con la benedizione di Dio.

(27) Voglio obbedire fermamente al ministro generale di questa fraternità e a ogni guardiano che egli vorrà assegnarmi. (28) Voglio essere così legato alle sue mani da non poter fare un passo né la minima azione al di fuori dei suoi ordini e della sua volontà, poiché egli è il mio signore. (29) Sebbene io sia un uomo semplice e malato, voglio tuttavia avere sempre un chierico che mi celebri l'ufficio, come è scritto nella Regola.

(30) Tutti gli altri fratelli siano tenuti a obbedire al loro guardiano e a celebrare l'ufficio secondo la Regola. (31) Se ve ne fossero che non celebrano l'ufficio secondo la Regola e vogliono apportarvi delle modifiche, o che non sono cattolici, allora tutti i frati, ovunque si trovino, saranno tenuti per obbedienza, ovunque incontrino uno di costoro, a consegnarlo al custode più vicino al luogo dove lo avranno incontrato. (32) Il custode sarà rigorosamente tenuto, in virtù dell'obbedienza, a tenerlo prigioniero, giorno e notte, senza lasciarlo sfuggire dalle sue mani fino al momento in cui potrà presentarlo di persona al suo ministro. (33) Il ministro, a sua volta, sarà rigorosamente obbligato, in virtù dell'obbedienza, a farlo accompagnare dai fratelli come un prigioniero, giorno e notte, fino al momento in cui sarà deferito al cardinale di Ostia, che è maestro, protettore e correttore di tutta la fraternità.

(34) I frati non dicano: «Ecco una nuova Regola!». No: è un ritorno al nostro passato, un ammonimento, un'esortazione, ed è il testamento che io, vostro piccolo fratello Francesco, rivolgo a voi, miei benedetti frati, affinché osserviamo più cattolicamente la Regola che abbiamo promesso al Signore di osservare. (35) Il ministro generale, gli altri ministri e i custodi sono tenuti, per obbedienza, a non aggiungere né togliere nulla a queste parole. (36) Portino sempre con sé questo testo allegato alla Regola. (37) In tutti i capitoli che tengono, facciano leggere anche questo testo dopo la lettura della Regola.

(38) A tutti i miei fratelli chierici e laici prescrivo fermamente, in virtù dell'obbedienza, di non fare glosse né sulla Regola né su queste parole dicendo: Ecco come vanno intese! (39) No: come il Signore mi ha dato di dire e di scrivere la Regola e queste parole in modo puro e semplice, così anche voi, semplicemente e senza glosse, dovete fino al vostro ultimo giorno comprenderle e metterle in pratica con azioni sante.

(40) Chiunque osserverà queste cose, sia benedetto in cielo dalla benedizione del Padre altissimo, sia riempito sulla terra dalla benedizione del suo Figlio diletto, con quella del santissimo Spirito Paraclito, di tutte le Virtù dei cieli e di tutti i santi. (41) E io, fratello Francesco, vostro piccolo povero e servitore, nella misura in cui ne sono capace, vi confermo, dentro e fuori, questa santissima benedizione.

pages.last_updated: 17/02/2026